PROGETTI

“Ogni mio quadro parte da un centro. Ma il centro, invece di andare “oltre” viene in avanti… è come una prospettiva capovolta, che non fugge nel fondo, ma che si proietta verso chi guarda.”

mostre

Eventi

Titolo
Filo-diffusione_&
data
05.02.2026

S5 febbraio 2026 – 28 marzo 2026
Inaugurazione: Giovedì 5 febbraio 2026, ore 18:00

Giovedi 5 febbraio alle 18 inaugura ad Atene presso la galleria Gramma_Epsilon, la mostra collettiva Filo-diffusione_&.

Si tratta di un progetto, presentato in anteprima lo scorso novembre a Torino nella fiera di Artissima, articolato in due mostre delle quali la prima si è appena conclusa.

Filo-diffusione si ispira alle 3 mostre organizzate da Mirella Bentivoglio sul tema del filo negli anni 80, nelle quali veniva indagato l’uso del filo come strumento per esplorare la dimensione interiore e al tempo stesso come strumento narrativo. Naturalmente nelle rassegne dell’epoca emergeva il carattere fortemente sperimentale di tali ricerche e proprio per questo, a distanza di oltre 40 anni, è interessante rivedere oggi, da una prospettiva ormai storica, i lavori di quegli anni.

Mentre nella mostra appena conclusa, Filo-diffusione_Ə, l’utilizzo del filo era appunto connesso alla ricerca interiore nella dimensione archetipica collegata all’elemento mater, nella seconda parte, Filo-diffusione_&, il filo diventa uno strumento indipendente con il quale raccontare storie, ripensare memorie collettive, descrivere paesi e paesaggi ma anche denunciare soprusi e ingiustizie.

Quasi a sottolineare il carattere internazionale delle mostre curate da Bentivoglio, in questa seconda parte vengono esposti lavori di artiste provenienti da paesi e culture diverse. E proprio dal loro confronto che emerge quanto ancora oggi il “filo”, elemento antico, arcaico e archetipico, seppur declinato secondo le tecnologie odierne, abbia mantenuto il suo carattere sperimentale.

Questa secondo capitolo di Filo-diffusione si identifica con il simbolo della “e commerciale” che suggerisce e favorisce connessioni, collegamenti e legami. Inclusione e congiunzione sono infatti due principi ispiratori della galleria che non a caso si chiama Gramma Epsilon che in greco significa appunto “lettera e”.

Per questo progetto Maria Jole Serreli ha realizzato un’installazione site specific che rende omaggio alla zona e all’edificio dove si trova la galleria, originariamente dediti al commercio di tessuti e più in generale alla donna e al filato come elementi fondanti della cultura greca.

Filo-diffusione_& 05 febbraio – 28 marzo 2026

Artiste: Mirella Bentivoglio, Francesca Cataldi, Anna Esposito, Setsuko Fukushima, Elisabetta Gut, Susanne Kessler, Gisoo Kim, Maria Lai, Gisella Meo, Francesca Nicchi, Antonietta Orsatti, Astra Papachristodoulou, Ayumi Paul, Renata Prunas, Franca Rovigatti, Anna Maria Sacconi, Alba Savoi, Marilena Scavizzi, Greta Schödl, Maria Jole Serreli, Ariane Severin, Franca Sonnino

Gramma_Epsilon Gallery
Agathonos 6, Atene
Orari di apertura: da martedì a sabato, 11:00 – 19:00
Telefono: +30 210 3231867
Email: info@grammaepsilon.com
Sito web: www.grammaepsilon.com
Instagram: @gramma_epsilon


Copertina orizzontale della mostra "Books as Art" su fondo sfumato giallo e bianco, con titolo scritto in nero
Titolo
Books as art, I libri, le artiste
data
05.12.2024

Mostra a cura di Simona Campus e Paolo Cortese

Artiste in mostra
Marilla Battilana, Mirella Bentivoglio, Tomaso Binga, Irma Blank, Anna Boschi, Francesca Cataldi, Betty Danon, Chiara Diamantini, Neide Dias de Sá, Lia Drei, Anna Esposito, Fernanda Fedi, Ileana Florescu, Coco Gordon, Elisabetta Gut, Marianna Karava, Susanne Kessler, Maria Lai, Rosanna Lancia, Liliana Landi, Ketty La Rocca, Carolina Lombardi, Virginia Lorenzetti, Sara Lovari, Lucia Marcucci, Gisella Meo, Patrizia Molinari, Aurèlia Muñoz, Elly Nagaoka, Riri Negri, Francesca Nicchi, Giulia Niccolai, Antonietta Orsatti, Luana Perilli, Astra Papachristodoulou, Renata Prunas, Betty Radin, Franca Rovigatti, Anna Maria Sacconi, Giovanna Sandri, Alba Savoi, Marilena Scavizzi, Evelina Schatz, Greta Schödl, Maria Jole Serreli, Franca Sonnino, Giulia Spernazza, Chima Sunada, Dora Tass, Salette Tavares, Anna Torelli, Anna Uncini.

Un progetto di MUACC Museo universitario delle arti e delle culture contemporanee, Cagliari Gramma_Epsilon Gallery, Atene

Sarà inaugurata giovedì 5 dicembre alle ore 18.00, alla presenza del Magnifico Rettore Francesco Mola, la mostra Books As Art. I libri, le artiste, terzo capitolo del progetto pluriennale promosso dal MUACC, Museo delle arti e delle culture contemporanee dell’Università degli Studi di Cagliari, in collaborazione con la Galleria Gramma_Epsilon di Atene. Un progetto che, nella sua articolazione complessiva, contribuisce a “restituire” alla storia culturale del XX e del XXI secolo le ricerche artistiche delle donne, per secoli tenute ai margini del sistema culturale, in un orizzonte di istanze divenute ineludibili nel panorama internazionale degli studi e per l’attuale dibattito storico-critico.

Dopo le due monografiche dedicate a Franca Sonnino e Francesca Cataldi, BOOKS AS ART. I LIBRI, LE ARTISTE si configura come una grande mostra collettiva nella quale vengono presentate settanta opere, di oltre cinquanta artiste, tutte in forma di libro.

Il libro riveste, infatti, un’importanza centrale nella ricerca artistica delle donne, a partire almeno dalla seminale esposizione Materializzazione del linguaggio, curata da Mirella Bentivoglio e tenutasi nell’ambito della 38a Biennale di Venezia del 1978. Nella terminologia istituita da Bentivoglio a partire da quella mostra e attraverso le successive, numerose, iniziative curate nel corso degli anni Ottanta e Novanta, la forma e il significato del libro uniscono due universi, centrali, peraltro, nello sviluppo di tutto il suo pensiero estetico: quello del Logos, il linguaggio, e quello di Mater, la materia. Due contrapposte ma complementari dimensioni, che si fondono in singolari, comunicative e, talvolta, silenziose testimonianze poetiche. Laddove Mater racchiude, inoltre, etimologicamente, la necessità di asserire un’idea antiretorica della maternità e della femminilità.

Raccogliendo quell’eredità, Books As Art. I libri, le artiste indaga il libro o, meglio, i libri - delle artiste - nella loro dimensione concettuale e materica, e in tutte le molteplici, possibili declinazioni. Libri editi in esemplari limitati, sperimentali, che prevedono nella bidimensionalità della pagina l’ibridazione con il design e con la fotografia; libri-oggetto, tridimensionali e polimaterici; libri che recano con sé l’incontro armonico di segni e culture differenti; libri costruiti con i fili, che sono i fili di un discorso coerente eppure sempre diverso, in continua evoluzione. Libri che si fanno strumento di connessione e contaminazione tra codice verbale e codice visivo. Libri come pratica della differenza, captanti, che legano con immediatezza il mondo del pensiero, della parola e dell’immagine alla sfera dell’esistenza.

Si snoda, lungo il percorso espositivo, un ricco palinsesto di piccoli-grandi capolavori, che muove dalla fine degli anni Sessanta e i primissimi anni Settanta - al 1971 data In Principio Erat, di Ketty La Rocca, le cui immagini sono linguaggio fotografico e performativo insieme - per giungere alla più stretta contemporaneità. Molte delle opere sono fondative di un alfabeto teso a spezzare i lacci e le insidie del patriarcato, come Tempo presente, di Tomaso Binga, del 1977. Alcune furono in mostra a Venezia, nel 1978: è il caso di Leviatan, libro-scultura di Gisella Meo, e Iperipotenusa di Lia Drei. Del 1978 è il Libro scalpo di Maria Lai, elaborato a partire dal Volume-oggetto, anch’esso esposto in “Materializzazione del Linguaggio”. Del 1991 è Imago Imago, straordinario libro di Lucia Marcucci, pioniera della Poesia Visiva, rappresentata anche dal quasi coevo Afasia (1992). Altre opere, più recenti, testimoniano la vitalità delle ricerche delle autrici storiche lungo il corso del tempo, come nel caso di Francesca Cataldi e Franca Sonnino, che tornano entrambe al MUACC, Sonnino con Il Libro della Guerra, datato 2024, emblematicamente riferito al drammatico scenario internazionale dei nostri giorni. Le autrici storiche sono messe a confronto con le artiste delle più recenti generazioni e di differenti nazionalità - tra loro Astra Papachristodoulou, Maria Jole Serreli, Giulia Spernazza - esponenti dell’area concettuale, verbo-visiva e della fiber art, che continuano a esplorare, da differenti punti di vista e coerentemente con le proprie scelte di poetica, le infinite potenzialità del libro come forma di relazione, come presa di posizione e rivendicazione. Una rivendicazione di libertà, prima di tutto.

BOOKS AS ART ha previsto una prima tappa alla galleria Gramma_Epsilon di Atene nel 2023 e viene ora presentata in un’edizione ampliata e rinnovata, appositamente studiata per il museo universitario di Cagliari. Per i due momenti espositivi Maria Jole Serreli ha elaborato due inedite azioni performative: la performance dedicata all’edizione cagliaritana ha accompagnato la presentazione in anteprima della mostra nell’ambito del Festival Pazza Idea.

Tutte le esperienze di Books as Art saranno raccolte un unico catalogo, pubblicato in Italiano e Inglese.


Titolo
A sud del ‘900
data
02.03.2016

Una selezione di opere di Amoroso, Brancaccio, Bizanzio, Cajati, Guido Casciaro, Cecola, Ciardo, Chiancone, Crisconio, De Veroli, Girosi, Giarrizzo,Lippi, La Motta, Notte, Orsatti, Parente, Perez, Striccoli, G. Tizzano, F. Tizzano, R. Tizzano, Verdecchia, Villani, Viti, Vittorio, Waschimps.

Negli ultimi anni sono tante le mostre dedicate al Novecento italiano, gli studi critici più attenti risalgono alla fine degli anni Settanta, da allora, una riscoperta anche delle arti cosiddette minori ha dato una notevole spinta finanche al mercato. Ahimè però, tutto ciò succedeva da Roma in su, per Napoli e il Meridione, tranne qualche sporadico episodio, abbiamo dovuto aspettare il 2001, con l’interessante mostra “Gli anni difficili”, curata da Maria Antonietta Picone; mentre di recente una mostra importante sul Novecento si è chiusa a Forlì. Questa rassegna allargava il suo sguardo alle arti applicate, con una panoramica completa a tutta l’Italia. Insieme ai nomi illustri si aggiungeva qualche novità, ripescando qualche artista ancora in ombra. Avrebbe fatto piacere scorgere tra le novità maestri di pari levatura, come Viti, Tizzano, Gatto, Crisconio, solo per citarne alcuni. La loro presenza, oltre ad impreziosire l’esposizione, avrebbe conferito alla stessa un’impronta più completa.
Sicuramente il nuovo museo di Castel Sant’Elmo dedicato al nostro Novecento non ha dato il contributo sperato. Minimizzando il primo ’900, con opere poco rappresentative e significative mancanze, questo museo ha in realtà generato sotterranee polemiche. C’è però chi ha ribadito che tutto sommato è “sempre meglio averlo che non averlo un museo del ‘900 . Purtroppo questa riflessione ci consola poco, e sottolinea l’approssimazione di un periodo storico-artistico sempre poco considerato e male approfondito dalle amministrazioni e dagli addetti ai lavori.

In questi ultimi anni è arrivato più di un segnale positivo, una importante mostra sulla scultura “Il Bello o il Vero” curata da Isabella Valente, ha dato la possibilità a studiosi e collezionisti di riscoptere autori straordinari della scultura meridionale tra la fine dell’Ottocento e l’inizio Novecento, nomi come Cifariello, Tizzano, Francesco Parente, Uccella, De Martino, De Val, finalmente inquadrati storicamente con opere rappresentative.

Ma l’altro evento di vitale importanza per la nostra città, è la nuova sistemazione della sala del Novecento al Museo Civico di Castel Nuovo, tutte opere di proprietà del comune strappate dalle pareti dei sonnolenti e angusti uffici comunali. La collezione si è arricchita di importanti donazioni da parte degli eredi Renda, Gatto e Chiancone, Attesa e significativa la donazione da parte degli eredi di Giovanni Tizzano che ha incrementato il suo corpus di 26 gessi, con dipinti di Renato e Francesco Tizzano, entrambi figli del grande scultore napoletano.

Se questa è la situazione museale, diversa negli anni è stata la posizione delle gallerie. La Mediterranea dal 1954 ad oggi, ininterrottamente, non senza difficoltà, si è occupata del nostro migliore Novecento: Striccoli, Chiancone, Viti, Villani, Girosi, Crisconio, Ciardo, Brancaccio, Tizzano, Verdecchia, Galante, Guido Casciaro, Lippi, Cajati : protagonisti non solo del panorama napoletano, pensiamo a Brancaccio e Ciardo ed il loro rapporto con la galleria Gian Ferrari di Milano, oppure alle 11 partecipazioni di Tizzano alla Biennale di Venezia, solo per citarne qualcuno.
Dunque oggi con questa mostra, la galleria sottolinea il suo impegno e la sua ricerca, dando un particolare spazio alla scultura, con il tentativo di suggerire spunti e creando stimoli per una ricerca più approfondita.

Volutamente si analizzano gli anni che vanno dal Trenta alla fine degli anni Novanta, mettendo insieme quegli artisti che aderirono idealmente e formalmente ai modi di “Novecento”, come Girosi, Striccoli, De Veroli, Notte e a quelli che in qualche modo vi reagirono superandolo, come Crisconio, fino alle ricerche informali di un Cajati o al limite verso l’astrazione con Cecola, per arrivare alle anticipazioni della Transavanguardia di un Lippi o di un Perez .Non trascurando il ricambio generazionale insieme a Waschimps e alla bella scoperta della scultrice Antonietta Orsatti, giungendo al più giovane Paolo La Motta.

Una selezione di artisti non necessariamente legati alla galleria ma che in qualche modo rendono più chiaro il panorama della ricerca artistica del secolo in questione: è appunto il caso di De Veroli, Amoroso, Carmine Cecola, Francesco Parente, Antonietta Orsatti, Saverio Gatto, Andrea Bizanzio.
La mostra dunque non vuole essere esaustiva nella scelta degli artisti, ma particolarmente pertinente per la scelta delle opere. Un esempio per tutti è “Elisa al balcone” di Luigi Crisconio, esposta nella mostra del ’64 alla Promotrice Salvator Rosa ed anche pubblicata nel volume storico di Paolo Ricci “Arte e Artisti a Napoli “, la ringhiera che vediamo nel dipinto riecheggia da Goya a Manet ,e la straordinaria invenzione dell’inquadratura dal basso ci riporta a Mantegna o Masaccio, mentre il volto tormentato frutto della pennellata nervosa e drammatica, ci ricorda il miglior Pirandello, che dire della sorprendente e semplice geometria, protagonista del dipinto? Una vera anticipazione del lavoro che verrà di un Lippi, un Cajati o un Waschimps. Di Viti è presente “Teresella”, esposta nel 1953 al Circolo Artistico Politecnico di Napoli in occasione della sua retrospettiva.
Altra opera significativa è “Bagnanti” di Giovanni Brancaccio, esposta alla IV Quadriennale di Roma: la eccezionale sapienza compositiva e tonale, è sottolineata dal raffinato impasto di grigi argentei, memori del grande El Greco. Della VII Quadriennale di Roma, invece è “Paesaggio dopo la pioggia” di Capaldo; ancora in esposizione presente è “La figlia del pittore” di Carlo Striccoli ,opera del ’38; mentre di Verdecchia il dipinto “Riposo sotto gli ulivi”, presente alla mostra “Omaggio a Carlo Verdecchia”, tenutasi in occasione del 61° Premio Michetti , curata da Isabella Valente e illustrato nel libro “Il Vomero dei pittori” di Antonio La Gala. Chiancone è presente con il dipinto “Figure”, pubblicato nella monografia del pittore, curata da Carlo Munari nel ’79. In mostra vedremo Lippi con l’opera “L’uomo e l’uccello”, esposta a Villa Pignatelli nel 1984, mostra curata da Paolo Ricci, presente anche nella celebre mostra al Castel dell’Ovo del 2004, curata da Vitaliano Corbi.

Per la scultura, il nudo in piedi di Giovanni Tizzano “Donata”, bronzo esposto alla VIII Quadriennale di Roma, l’opera riassume e dà un’idea di quanto fu viva e interessante la plastica del Novecento a Napoli, sottolineando l’assoluta originalità di Tizzano. Per la scultura un’altra opera emblematica, è la inedita terracotta di Carlo De Veroli: una maternità chiusa nel suo blocco , che sprigiona tutta la sua forza arcaica e solenne.

L’elenco continua con lo straordinario “Toro morente” di Saverio Gatto e il pittoricismo dei bassorilievi di Perez e Amoroso, mentre la singolare composizione del dipinto di Girosi , richiama la fissità di tanta scultura novecentesca.

Una mostra che idealmente chiude con il finire di un secolo, con opere degli anni novanta, consapevole che il nuovo millennio che stiamo vivendo è ancora memore di un linguaggio che sa essere attuale ma che ancora ci riserva sorprese, soprattutto per quegli artisti che troppo presto in questa città vengono dimenticati, questo è il caso di Enrico Cajati, artista recentemente scomparso, sul quale si invita il pubblico e gli studiosi a meditare e a rivalutare la sua singolare e attraente figura d’artista.

Di Paolo La Motta


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